Chi ha ucciso il lupo cattivo? Alcune delle bugie che vi dicono sul ritorno di questo magnifico animale

Aaron il terribile lupo visto da lontano

La spinta a scrivere oggi questo pezzo, il cui argomento era comunque in programma, mi è venuta dalla lettura di un sopraffino esempio di giornalismo all’italiana. Un articolo di questi giorni sul Tirreno (IL TIRRENO!!!) titola: “Grosseto: lupo rincorre lo scuolabus, ragazzino lo fotografa” [1. Lupo rincorre scuolabus ] . La foto in questione – qui a lato – che meriterebbe per sé un articolo – sul fatto che nell’era dei telefonini con 50Mpixel le uniche foto sgranate sono quelle di lupi ed alieni – ritrae un quadrupede che anche a prima vista sembra un cane lupo cecoslovacco (CLC) e che, a una successiva indagine, a quanto pare, altri non è che Aaron, il cane di un mio caro amico [2. Mi scuso se vi saprà di bieco snobismo il vantare la conoscenza di un simile e oramai celebre predatore, ma i cani lupo cecoslovacchi, e di conseguenza i loro proprietari, hanno spesso il vizio di conoscersi tra di loro: Avvistamento lupo, altro non era che un cane di proprietà] .

Aaron il terribile lupo visto da vicino
Non molto tempo fa era successo anche a Reggio Calabria, Cani lupo cecoslovacchi a ramengo scambiati per lupi danno origine a titoli allarmistici sulla presenza di questo terribile nemico dell’umanità [3. Lupi seminano il panico nel reggino].
Lasciando da parte, per ora, ogni interrogativo sulla qualità del giornalismo italiano e sull’annosa questione dell’utilità di un ordine dei giornalisti che accoglie nel suo seno qualsivoglia individuo, mi preme affrontare più seriamente la questione, o meglio la solita storia del LUPO CATTIVO e del povero pastorello.
Non è un segreto, o se lo è ve lo svelo ora io, che non corra sempre buon sangue tra agricoltori e pastori – una veeecchia storia – o tra agricoltori e cacciatori. La questione dei danni provocati dalla fauna selvatica alle attività umane è un tipico esempio su come questi gruppi siano in permanente dissenso, anche quando si verificano ovvie intersezioni tra gli insiemi. A far codazzo a questi signori, in una sorta di danza macabra sul lupo e su tanti altri argomenti ci sono inoltre giornalisti, politici e altri simili schiere di incompetenti, di cui parleremo poi.
L’agricoltore, sappiatelo, odia, non il lupo, bensì, meno originalmente, il CINGHIALE che distrugge – distrugge talvolta completamente, in modo rovinoso – le colture, mangia l’uva e manda in rovina, insieme al capriolo e a simili teneri animaletti, lui e la sua famiglia. Non che lo odii come specie o come individuo, sia chiaro, solo come orrenda legione di centinaia di individui divoratori. Quindi, in tutti i casi in cui ricorra un po’ di cervello, l’agricoltore vorrà che il lupo lo aiuti a proteggersi dagli incompetenti che governano la politica di gestione della fauna in Italia. Ma l’agricoltore, si sa, se anche un punto di vista ce l’ha, si guarda quasi sempre dal farlo pesare.
Il cacciatore, una certa classe di cacciatori che chiameremo tipo A, il famigerato cinghialaio, che briga tutto l’anno in modi la cui perspicacia vi sorprenderebbe, per far moltiplicare a dismisura suddetti animaletti per poi poter dar fondo alla giberna delle cartucce, con quel tipico suono di fucileria 15-18 che allieta i gitanti domenicali in alcuni momenti dell’anno, millanta spesso di desiderare il ritorno del lupo [4. Sono tornati i lupi]. Ma io sospetto sia solo per allargare in un futuro non troppo lontano, il bacino di animali su cui scatenare una catartica tempesta di piombo.
Il cacciatore tipo B, quello che punta alla selvaggina leggera, come il fagiano e la lepre, ha un punto di vista più lineare e lo citiamo incidentalmente: teme il lupo perché gli si pone come competitore diretto per il cibo! Va be’!
I pastori tipo A, gente con la quale, credetemi, non andreste a cena fuori, sono quelli che sul lupo hanno la più falsa e incredibile posizione: gridano per i molti danni provocati dai lupi – non ripeterò qui il solito e trito discorso sui cani, sugli ibridi e sui vicini di suddetti pastori, le cui predazioni non danno diritto a rimborsi – ma l’unica contromisura che vorrebbero adottare, oltre alle solite lagne, è quella dello sterminio del lupo. Non concepiscono, questi signori – banalmente perché ignorano, ma anche perché c’è sotto il soddisfacimento dei più bassi istinti venatori – che la soluzione possa essere la reintroduzione di un’antico presidio anti-lupo (e anti-vicino e anti-cane), quello del cane da gregge per proteggere [5. Paradossalmente, il più grande e antico nemico del lupo potrebbe rappresentare la sua salvezza da una caccia sciocca e dissennata e viceversa: il grande pastore maremmano-abruzzese potrebbe tornare ai suoi antichi splendori grazie alla rinnovata presenza del lupo. L’idea, per es., del WWF di fornire cani addestrati ai pastori è lodevole, anche se non risolverà certo i problemi posti dalla sciocca isteria e dai bassi istinti venatori che stanno accompagnando il ritorno del lupo nelle nostre campagne. Cane da Pecora] , un tempo cooperante con quello veramente da pastore, detto toccatore o paratore, esperto nel guidare gli armenti e che oramai è praticamente estinto [6. Sondaggio: a cosa assomiglia i cane paratore?].
Purtroppo ci troviamo di fronte all’ennesima declinazione di un fenomeno sul quale non ci soffermeremo mai abbastanza e che affligge il Paese tutto: la più abissale e bovina, mi si passi, ignoranza. Non si parla qui di un’ignoranza di tipo accademico, ma piuttosto di un’assoluta mancanza di basi di un mestiere che un tempo aveva una solida tradizione e sua propria cultura e in questo i pastori sono in ampia e variegata compagnia.
L’uso del cane nella pastorizie oggi è limitato all’abbandono di qualche cucciolo in mezzo alle pecore. All’animale non viene più prestata alcuna cura (sanitaria, ma anche solo cibo e acqua) e la sua formazione si riduce tipicamente a qualche colpo di pala e, se il comportamento indesiderato persiste, la soppressione tramite i più disparati sistemi, dal colpo di taglio con la medesima pala, alla tradizionale impiccagione. Lascia perplessi vedere questi baldi omoni avere addirittura spesso paura dei loro stessi cani che, da parte loro, rimangono con il loro gregge/branco ma non vogliono avere niente a che fare col pastore.
C’è infine il pastore tipo B, che per distinzione chiamerò, meglio, allevatore – spesso è anche agricoltore e andiamo a cena anche a casa sua ben volentieri – che gli animali o li pascola e poi li stalla oppure ha coscienza che un gregge lasciato in abbandono nel mezzo alla campagna è a rischio di varie e tante aggressioni e costituisce esso stesso un gravissimo rischio per la sicurezza, particolarmente quella stradale.
Quindi cosa abbiamo? Un sistematico sterminio di lupi sta avvenendo in maremma [7. Strage di lupi a Manciano] mentre una cacciata qui accanto a me (nella riserva accanto alla riserva di caccia che gestisco, per essere precisi) ha dato ieri come risultato 46 cinghiali abbattuti (il che vuole dire che ce n’erano almeno il doppio, zero lupi avvistati).
Chi è il colpevole di questa vasta campagna di disinformazione e odio?
Sono i politici che chiedono addirittura di tornare legalmente a sterminare il lupo[8. Deroga alle leggi sulla protezione del lupo chiesta dal PD] ?
Oppure sono i pastori (tipo A), che ignoranti e avari lasciano morire le loro stesse bestie di fame e malattia, nei momenti di penuria di foraggio e non sono più in grado di utilizzare utilmente i cani, da sempre protettori generosi degli armenti?
I cacciatori (tipo A) che mantengono attivamente in squilibrio il nostro ecosistema?
I giornalisti incapaci anche solo di verificare una fonte?
Oppure, infine, siamo tutti noi, che ci lasciamo menare per il naso da questi signori e tacciamo e, come sempre lasciamo che il mondo vada in malora?
Chiudo e spero che questo mio non sia infine un banale sfogo ma che possa fornire qualche spunto di riflessione, lasciandovi, come sempre con la mia
PROPOSTA:
visto che l’allevamento itinerante o semi-itinerante presenta delle problematiche sue proprie, perché gli animali debbono essere gestiti al meglio in condizioni di scarso confinamento, che il ciclo stagionale rende complesso il loro abbeveraggio e la cura delle loro malattie, e visto che il cane da gregge deve essere gestito solo da persone esperte, perché non soffra lui e non costituisca pericolo per le persone;
Visto tutto ciò propongo: l’istituzione di unpatentino OBBLIGATORIO per la pastorizia nomade. Per ottenere detto patentino e il suo rinnovo quinquennale si dovranno seguire corsi di gestione del bestiame, sulla salute e sull’igiene, nonché un completo corso sull’addestramento e la cura dei cani da gregge e da tocco. Nel corso introdurrei anche qualche ora sul rispetto per il lupo e per l’ambiente in genere.
Volontariamente qui del lupo in sé non ho praticamente parlato, perché non credo ci sia nessuno spazio per mettere in dubbio che il suo ritorno altro non sia che la nostra migliore opportunità per iniziare a risanare il nostro ambiente e per poter porre rimedio al crimine efferato che è stato il suo sterminio. Le norme italiane ed europee, nonché il più basilare buon senso sono dalla mia parte. Chi dice il contrario, io credo, non può che essere in malafede o venire dallo Utah.
Bambini sterminatori di lupi o lupi sterminatori di bambini?
Che ne pensate?Aaron il terribile lupo visto da lontanoAaron il terribile lupo visto da vicino
La spinta a scrivere oggi questo pezzo, il cui argomento era comunque in programma, mi è venuta dalla lettura di un sopraffino esempio di giornalismo all’italiana. Un articolo di questi giorni sul Tirreno (IL TIRRENO!!!) titola: “Grosseto: lupo rincorre lo scuolabus, ragazzino lo fotografa” [1. Lupo rincorre scuolabus ] . La foto in questione – qui a lato – che meriterebbe per sé un articolo – sul fatto che nell’era dei telefonini con 50Mpixel le uniche foto sgranate sono quelle di lupi ed alieni – ritrae un quadrupede che anche a prima vista sembra un cane lupo cecoslovacco (CLC) e che, a una successiva indagine, a quanto pare, altri non è che Aaron, il cane di un nostro caro amico [2. Mi scuso se vi saprà di bieco snobismo il vantare la conoscenza di un simile e oramai celebre predatore, ma i cani lupo cecoslovacchi, e di conseguenza i loro proprietari, hanno spesso il vizio di conoscersi tra di loro: Avvistamento lupo, altro non era che un cane di proprietà] .
Non molto tempo fa era successo anche a Reggio Calabria, Cani lupo cecoslovacchi a ramengo scambiati per lupi danno origine a titoli allarmistici sulla presenza di questo terribile nemico dell’umanità [3. Lupi seminano il panico nel reggino].
Lasciando da parte, per ora, ogni interrogativo sulla qualità del giornalismo italiano e sull’annosa questione dell’utilità di un ordine dei giornalisti che accoglie nel suo seno qualsivoglia individuo, mi preme affrontare più seriamente la questione, o meglio la solita storia del LUPO CATTIVO e del povero pastorello.
Non è un segreto, o se lo è ve lo svelo ora io, che non corra sempre buon sangue tra agricoltori e pastori – una veeecchia storia – o tra agricoltori e cacciatori. La questione dei danni provocati dalla fauna selvatica alle attività umane è un tipico esempio su come questi gruppi siano in permanente dissenso, anche quando si verificano ovvie intersezioni tra gli insiemi. A far codazzo a questi signori, in una sorta di danza macabra sul lupo e su tanti altri argomenti ci sono inoltre giornalisti, politici e altri simili schiere di incompetenti, di cui parleremo poi.
L’agricoltore, sappiatelo, odia, non il lupo, bensì, meno originalmente, il CINGHIALE che distrugge – distrugge talvolta completamente, in modo rovinoso – le colture, mangia l’uva e manda in rovina, insieme al capriolo e a simili teneri animaletti, lui e la sua famiglia. Non che lo odii come specie o come individuo, sia chiaro, solo come orrenda legione di centinaia di individui divoratori. Quindi, in tutti i casi in cui ricorra un po’ di cervello, l’agricoltore vorrà che il lupo lo aiuti a proteggersi dagli incompetenti che governano la politica di gestione della fauna in Italia. Ma l’agricoltore, si sa, se anche un punto di vista ce l’ha, si guarda quasi sempre dal farlo pesare.
Il cacciatore, una certa classe di cacciatori che chiameremo tipo A, il famigerato cinghialaio, che briga tutto l’anno in modi la cui perspicacia vi sorprenderebbe, per far moltiplicare a dismisura suddetti animaletti per poi poter dar fondo alla giberna delle cartucce con quel tipico suono di fucileria 15-18 che allieta i gitanti domenicali in alcuni momenti dell’anno, millanta spesso di desiderare il ritorno del lupo [4. Sono tornati i lupi]. Ma io sospetto sia solo per allargare in un futuro non troppo lontano, il bacino di animali su cui scatenare una catartica tempesta di piombo.
Il cacciatore tipo B, quello che punta alla selvaggina leggera, come il fagiano e la lepre, ha un punto di vista più lineare e lo citiamo incidentalmente: teme il lupo perché gli si pone come competitore diretto per il cibo! Va be’!
I pastori tipo A, gente con la quale, credetemi, non andreste a cena fuori, sono quelli che sul lupo hanno la più falsa e incredibile posizione: gridano per i molti danni provocati dai lupi – non ripeterò qui il solito e trito discorso sui cani, sugli ibridi e sui vicini di suddetti pastori, le cui predazioni non danno diritto a rimborsi – ma l’unica contromisura che vorrebbero adottare, oltre alle solite lagne, è quella dello sterminio del lupo. Non concepiscono, questi signori – banalmente perché ignorano, ma anche perché c’è sotto il soddisfacimento dei più bassi istinti venatori – che la soluzione possa essere la reintroduzione di un’antico presidio anti-lupo (e anti-vicino e anti-cane), quello del cane da gregge per proteggere [5. Paradossalmente, il più grande e antico nemico del lupo potrebbe rappresentare la sua salvezza da una caccia sciocca e dissennata e viceversa: il grande pastore maremmano-abruzzese potrebbe tornare ai suoi antichi splendori grazie alla rinnovata presenza del lupo. L’idea, per es., del WWF di fornire cani addestrati ai pastori è lodevole, anche se non risolverà certo i problemi posti dalla sciocca isteria e dai bassi istinti venatori che stanno accompagnando il ritorno del lupo nelle nostre campagne. Cane da Pecora] , un tempo cooperante con quello veramente da pastore, detto toccatore o paratore, esperto nel guidare gli armenti e che oramai è praticamente estinto [6. Sondaggio: a cosa assomiglia i cane paratore?].
Purtroppo ci troviamo di fronte all’ennesima declinazione di un fenomeno sul quale non ci soffermeremo mai abbastanza e che affligge il Paese tutto: la più abissale e bovina, mi si passi, ignoranza. Non si parla qui di un’ignoranza di tipo accademico, ma piuttosto di un’assoluta mancanza di basi di un mestiere che un tempo aveva una solida tradizione e sua propria cultura e in questo i pastori sono in ampia e variegata compagnia.
L’uso del cane nella pastorizie oggi è limitato all’abbandono di qualche cucciolo in mezzo alle pecore. All’animale non viene più prestata alcuna cura (sanitaria, ma anche solo cibo e acqua) e la sua formazione si riduce tipicamente a qualche colpo di pala e, se il comportamento indesiderato persiste, la soppressione tramite i più disparati sistemi, dal colpo di taglio con la medesima pala, alla tradizionale impiccagione. Lascia perplessi vedere questi baldi omoni avere addirittura spesso paura dei loro stessi cani che, da parte loro, rimangono con il loro gregge/branco ma non vogliono avere niente a che fare col pastore.
C’è infine il pastore tipo B, che per distinzione chiamerò, meglio, allevatore – spesso è anche agricoltore e andiamo a cena anche a casa sua ben volentieri – che gli animali o li pascola e poi li stalla oppure ha coscienza che un gregge lasciato in abbandono nel mezzo alla campagna è a rischio di varie e tante aggressioni e costituisce esso stesso un gravissimo rischio per la sicurezza, particolarmente quella stradale.
Quindi cosa abbiamo? Un sistematico sterminio di lupi sta avvenendo in maremma [7. Strage di lupi a Manciano] mentre una cacciata qui accanto a me (nella riserva accanto alla riserva di caccia che gestisco, per essere precisi) ha dato ieri come risultato 46 cinghiali abbattuti (il che vuole dire che ce n’erano almeno il doppio, zero lupi avvistati).
Chi è il colpevole di questa vasta campagna di disinformazione e odio?
Sono i politici che chiedono addirittura di tornare legalmente a sterminare il lupo[8. Deroga alle leggi sulla protezione del lupo chiesta dal PD] ?
Oppure sono i pastori (tipo A), che ignoranti e avari lasciano morire le loro stesse bestie di fame e malattia, nei momenti di penuria di foraggio e non sono più in grado di utilizzare utilmente i cani, da sempre protettori generosi degli armenti?
I cacciatori (tipo A) che mantengono attivamente in squilibrio il nostro ecosistema?
I giornalisti incapaci anche solo di verificare una fonte?
Oppure, infine, siamo tutti noi, che ci lasciamo menare per il naso da questi signori e tacciamo e, come sempre lasciamo che il mondo vada in malora?
Chiudo e spero che questo mio non sia infine un banale sfogo ma che possa fornire qualche spunto di riflessione, lasciandovi, come sempre con la mia
PROPOSTA:
visto che l’allevamento itinerante o semi-itinerante presenta delle problematiche sue proprie, perché gli animali debbono essere gestiti al meglio in condizioni di scarso confinamento, che il ciclo stagionale rende complesso il loro abbeveraggio e la cura delle loro malattie, e visto che il cane da gregge deve essere gestito solo da persone esperte, perché non soffra lui e non costituisca pericolo per le persone;
Visto tutto ciò propongo: l’istituzione di un patentino OBBLIGATORIO per la pastorizia nomade. Per ottenere detto patentino e il suo rinnovo quinquennale si dovranno seguire corsi di gestione del bestiame, sulla salute e sull’igiene, nonché un completo corso sull’addestramento e la cura dei cani da gregge e da tocco. Nel corso introdurrei anche qualche ora sul rispetto per il lupo e per l’ambiente in genere.
Volontariamente qui del lupo in sé non ho praticamente parlato, perché non credo ci sia nessuno spazio per mettere in dubbio che il suo ritorno altro non sia che la nostra migliore opportunità per iniziare a risanare il nostro ambiente e per poter porre rimedio al crimine efferato che è stato il suo sterminio. Le norme italiane ed europee, nonché il più basilare buon senso sono dalla mia parte. Chi dice il contrario, io credo, non può che essere in malafede o venire dallo Utah.
Che ne pensate?
Bambini sterminatori di lupi o lupi sterminatori di bambini?

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